Aemilius fondatore di Miglianico, questo sconosciuto…

Che il nome “Miglianico” derivi dal nomen latino “Aemilius” seguito dal suffisso “anicus”, che indica appartenenza (sulla scorta dell’assimilabile toponimo “Bucchianico”, che viene dal nomen tardolatino “Bucculus”), è ormai assodato nella comunità scientifica: lo ha per la prima volta affermato Giovanni Alessio, insigne linguista italiano, nella sua ultima opera, nel 1983, “Preistoria e Protostoria linguistica d’Abruzzo”, lo ha riconfermato l’allievo di quest’ultimo, l’insostituibile prof. Marcello de Giovanni (nel 1989 nel volume “Kora. Storia linguistica della provincia di Chieti), che ho avuto la fortuna di conoscere nel corso dei miei studi universitari. A dare il “timbro” definitivo a tale ricostruzione linguistica c’è stato l’autorevole “Dizionario di Toponomastica – Storia e significato dei nomi geografici italiani” uscito per i tipi della UTET a partire dal 1990 e più volte riedito.

Non hanno dunque fondamento scientifico sia l’etimologia popolare che vede la derivazione del nome “Miglianico” nel miglio, pianta graminacea rappresentata nello stemma comunale, ma mai presente nella tradizione e nei ricordi del paese, sia la storia che il toponimo derivi dalla distanza, di circa un miglio, da una presupposta città, Sauria secondo la tradizione popolare, distrutta dai Saraceni in una scorreria e i cui abitanti avrebbero trovato riparo sulla rocca di Miglianico, dove esisteva da tempo un castello-fortezza, censito già nel “Catalogus Baronum” compilato tra il 1150 e il 1168.

Fin qui i dati storici e scientifici. Ma la domanda nasce spontanea: chi era questo Aemilius da cui deriva il nome Miglianico? In che periodo è vissuto? Come ha acquisito la titolarità delle terre che ora abitiamo?

La domanda si è fatta ancora più pressante dopo l’intervento del dott. Valerio Baldassarre, già presidente del Consiglio comunale di Francavilla al Mare, nel corso della “Conviviale degli Sfigati di Ferragosto” dell’Accademia Italiana della Cucina di Chieti, che si svolge tradizionalmente a Miglianico. Baldassarre, storico per passione, ha citato un passo dello storico latino Tito Livio che, nel corso delle Guerre Sannitiche, ha focalizzato la sua attenzione su un console, Quinto Emilio Cerretano, che combatté valorosamente i Sanniti (il cui territorio confina a sud-ovest con quello delle popolazioni preromane che abitavano le nostre zone) e che dominò la rivolta di Ferentum dei Frentani, identificata, secondo il ragionamento svolto, con Francavilla al Mare. Addirittura il soprannome (tale era infatti il terzo nome che i Romani nobili portavano con sé) “Cerretanus” sarebbe derivato, secondo Baldassarre, o comunque sarebbe la spiegazione, dalle terre di Cerreto liberate dal console Quinto Emilio (in effetti tra Miglianico e Francavilla al Mare si estende la nostra contrada Cerreto).

La ricostruzione era affascinante, ma qualcosa non mi quadrava e per questo sono andato direttamente alla fonte (Livio) per vederci chiaro.

Il Cerretano, effettivamente console per ben due volte (323 a.C. e 319 a.C.), effettivamente vittorioso sui Ferentani (ma non Frentani!), effettivamente morto in battaglia a Lautule (che però si trova tra gli attuali Comuni di Terracina e Fondi, in provincia di Frosinone), viene nominato dallo storico latino ben quattro volte, una nell’VIII libro del suo “Ab Urbe condita” e ben tre nel IX libro: tuttavia, in tutti e quattro i passi viene indicato, secondo gli Annales, a cui Livio fa riferimento per i nomi, come Quinto Aulio Cerretano e non Emilio, come la tradizione invece fa, confondendo per motivi fonetici “Aulio” con il più frequente e famoso “Emilio”.

Ma, anche ammettendo che la tradizione abbia ragione rispetto agli Annales e il nostro console sia Emilio e non Aulio, ci sono altri elementi che non convincono relativamente all’identificazione dei luoghi che descrive Livio: nell’VIII libro si dice chiaramente che il Cerretano, al termine del suo primo consolato, ebbe in sorte come comandante l’esercito stanziato in Apulia, l’odierna Puglia, che al massimo poteva estendersi fino al nostro attuale Molise (e nemmeno tutto). Nel IX libro, quando si parla della vittoria di Cerretano contro i Ferentani (“cum Ferentanis” secondo il testo latino), questa indicazione non è immediatamente comprensibile perché non è attestata nella zona delle operazioni descritte da Livio (siamo ai confini tra Puglia, Basilicata e Campania, il “cuore” del territorio sannita) alcuna città con questo nome (Ferentum). Qualche codice riporta “Frentani” (e questo potrebbe avere ingenerato confusione nella ricostruzione del dott. Baldassarre), ma gli studi filologici hanno invece proposto la lezione “Forentani”, che fa riferimento alla città lucana di Forentum, oggi Forenza, che è in provincia di Potenza (quindi coerente con il teatro di guerra descritto da Livio). Infine, la morte del Cerretano è a Lautule, che come detto prima era una città collocata nell’attuale provincia di Frosinone. Con certezza, quindi, Quinto Aulio (o Emilio) Cerretano non è mai stato dalle nostre parti.

Lo stesso cognomen “Cerretanus” è particolarmente generico: ogni luogo che ha come caratteristica la presenza di cerri (alberi a foglie caduche simili alle querce) può chiamarsi “Cerreto”. Basti pensare che attualmente in Italia esistono ben 18 località, tra Comuni e frazioni, che si chiamano, a vario titolo, Cerreto.

Infine, per confutare ancora di più l’ipotesi segnalata, c’è il fatto che sia Francavilla al Mare, sia Miglianico sono borghi che per conformazione urbanistica rivelano la loro chiara origine medievale e non certo romana.

Insomma, non sappiamo ancora chi sia questo Aemilius che diede nome a Miglianico, ma siamo certi che non è Quinto Aulio Cerretano.

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