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“Freelance – Il giornalismo tra precarietà e passione”: questa sera a Forte Marghera un confronto a cinque voci

scritto da Antonello Antonelli il 19 maggio 2012 in Giornalismi&dintorni

 

Precarietà e passione sono due termini che inevitabilmente fanno parte dell’esperienza professionale del freelance dei nostri giorni e sono i due pilastri dell’incontro-dibattito che alle 18.00 di oggi si aprirà a Forte Marghera, in quel di Mestre, e che mi vedrà protagonista insieme a validissimi colleghi che condividono la mia scelta di vita (professionale) e la mia condizione (lavorativa).

Tra precarietà e passione si inserisce un terzo termine “fantasma” ed anche un po’ goliardico, che non dimentico mai di citare quando parlo del mio lavoro: malattia. Il giornalismo è un virus, spesso inestirpabile e dalle conseguenze imprevedibili, che ha un’insidia particolarmente letale: quando è stato scoperto, ormai è troppo tardi, è praticamente ineliminabile, non ci sono anticorpi o antidoti particolarmente efficaci (se non forse una dose massiccia di realismo).

Tuttavia, continuo a ritenerlo il più bel mestiere al mondo e, tra l’altro, l’unico che sono capace di fare. Che comporta sacrifici, rinunce, scelte… ma quale percorso non li prevede?

Torno serio. Anche perché vorrei che questo post fosse quasi una traccia di lavoro per il mio intervento di stasera, aperto ai contributi di coloro che avranno la bontà di commentare questa mia riflessione ad alta “voce” (che poi non è detto che si riverserà in toto sul palco di Forte Marghera). Leggi l'intero articolo

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Una storia di ordinario spreco su cui si può ridere per non piangere: 1800 euro di soldi pubblici per decidere l’ubicazione di due busti

scritto da Antonello Antonelli il 18 maggio 2012 in Storie&intuizioni

Questa storia merita di essere letta tutta d’un fiato e un sorriso è d’obbligo almeno per non piangere sui piccoli sprechi dell’amministrazione pubblica che, sommati, determinano l’aumento di quel sentimento di antipolitica che è quanto di più deleterio per una democrazia. Eppure, noi giornalisti segnaliamo queste storie non per alimentare la sfiducia nelle istituzioni ma per indurre chi le rappresenta ad un più responsabile uso delle risorse pubbliche.

La storia che racconto e che questa mattina è stata pubblicata su “Il Tempo” viene da Chieti ed ha per protagonisti – inconsapevoli e incolpevoli – due glorie cittadine: mons. Giuseppe Venturi, arcivescovo della città nei tempi bui dell’occupazione nazista e difensore del popolo teatino, mettendo a rischio la propria vita per ottenere la dichiarazione di Chieti quale “città aperta” (la prima in assoluto in Italia nel corso del secondo conflitto mondiale), e Giovanni Chiarini, giovane e sfortunato esploratore teatino che perì nel corso di una spedizione etnografica in Africa a fine Ottocento. Leggi l'intero articolo

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60 crediti formativi in tre anni: il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti sta disegnando la formazione permanente

scritto da Antonello Antonelli il 17 maggio 2012 in Giornalismi&dintorni

In attesa che arrivi l’attesa convocazione presso il Ministero della Giustizia per discutere dell’applicazione della riforma degli ordini professionali per i giornalisti (il 13 agosto, dead line confermata dal ministro Severino, è sempre più vicina e i margini per una serena e tranquilla discussione iniziano a venire meno, per mere ragioni cronologiche), il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti è in queste ore riunito per definire le modalità di una delle novità che saranno introdotte dalla riforma stessa: la formazione permanente, mai tanto necessaria in una categoria che, dopo aver acquisito il titolo professionale, ripone libri ed aggiornamento nei cassetti e va avanti senza curarsi delle novità (anche legislative) che il mondo che si è chiamati a raccontare.

Lo schema sul quale il Consiglio nazionale sta discutendo appare equilibrato, anche se c’è qualche dettaglio che potrebbe essere cambiato, ma presenta un nodo che dovrebbe essere chiarito: chi paga una formazione obbligatoria e molto specialistica? Leggi l'intero articolo

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I giornalisti freelance in Italia riescono a vivere del proprio lavoro? Not, of course!!

scritto da Antonello Antonelli il 16 maggio 2012 in Giornalismi&dintorni

Davvero la domanda che fa da titolo a questo post, purtroppo, è ormai un interrogativo retorico: lo conferma l’esperienza personale e quella, ben più dura, di moltissimi colleghi che tentano di vivere (o almeno sopravvivere) svolgendo solo la professione giornalistica, che, insidiata da migliaia di aspiranti colleghi o di pensionati dal reddito più che garantito che sono pronti a scrivere per pochi spiccioli o addirittura “per la gloria” (come si dice icasticamente dalle mie parti), sta diventando sempre di più un esercizio letterario riservato a chi non ha problemi economici o a chi ha altre fonti di reddito, con tutte le conseguenze immaginabili sulla qualità dell’informazione.

A riportare l’attenzione sul tema delle retribuzioni dei freelance è stata la divulgazione dei risultati di un sondaggio informale, senza quindi valore statistico, ma di grande interesse, in quanto condotto su base volontaria tra colleghi che effettivamente esercitano la professione come freelance, curato dalla collega Ines Macchiarola, animatrice instancabile del gruppo Facebook “Comunicando”, tra i migliori, quanto ad utilità e rigore, che circolano sul social network.  Leggi l'intero articolo

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La funzione di stimolo del giornalismo: il caso “dimenticato” Air One Technic

scritto da Antonello Antonelli il 15 maggio 2012 in Storie&intuizioni

Più volte ho scritto e sostenuto che la funzione del giornalismo, specie quello di provincia, che si occupa di questioni molto legate al territorio, non si esaurisce nel puro “racconto” degli avvenimenti che si succedono giorno dopo giorno, ma anche nell’esercitare una funzione di stimolo nei confronti dei cittadini, delle forze sociali e produttive e soprattutto del mondo politico, senza ovviamente alcuno sconfinamento di campo, ma con un occhio alle questioni che spesso sfuggono perché ormai l’emergenza è superata o non c’è più pressione sociale.  Leggi l'intero articolo

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