Don Vincenzo Pizzica, “quel fanatico direttore di Cantina”: una pennellata di Mario Soldati

Districandomi tra le mie letture, spesso anche tre libri per volta a seconda delle mie passioni “ballerine”, finalmente ho preso in mano l’immane tomo (760 pagine!) di Mario Soldati, “Vino al vino”, soprattutto perché mi era stato detto che conteneva pagine di lusinghiere considerazioni su Miglianico e sul suo vino. Ed in effetti, nel corso del suo terzo viaggio, compiuto nel 1975 (il mio anno di nascita!), come leggo dall’indice, particolarmente preciso, lo scrittore e giornalista enogastronomico passa prima per Cerreto (indicato come se fosse un Comune a sé stante), ospite di un vecchio amico, Gaetano Petrosemolo, e poi sale a Miglianico, dove incontra il “mitico” Carmine Festa, enologo a cui tanto la nostra cantina sociale deve, all’interno della “dimora della famiglia Masci” (anche allora era chiaro che non fosse più un castello, pur se se ne citano le origini castellane).

La sorpresa arriva subito prima di entrare nella narrazione della visita miglianichese, dal titolo del paragrafo:


Mario Soldati non sa che con una pennellata delle sue ha descritto il nostro don Vincenzo Pizzica, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita (17 giugno 1920), in maniera imbattibile e soprattutto da vero conoscitore dell’animo umano.

Così, il nostro grande don Vincenzo diviene protagonista di uno dei libri italiani di viaggi più importanti, e con lui tutta Miglianico. Soldati, tra l’altro, ha parole ironiche e sferzanti anche per la scelta (che fu tutta di don Vincenzo, all’insegna del risparmio, anche se lo scrittore non poteva saperlo) di realizzare la cantina sociale in cima al terzo colle che ospita Miglianico e soprattutto con quella linea ottagonale di colore bianco che “sparava” evidente sulla collina:


 In poche righe, ho ritrovato un suono della mia fanciullezza che avevo perso: quello della “sirena” che alle 8, alle 12, alle 13 e alle 17 (alle 18 in estate) segnava i ritmi di lavoro della cantina sociale. Non solo: ho riso dentro di me per l’accoppiamento di sostantivi che ben s’attagliano al nostro don Vincenzo: “entusiasmo”, che sempre ne ha avuto, e “fanatico”, che è quanto molti gli rimproveravano, non da ultimo – me compreso – per il “faraonico” progetto della chiesa nuova di San Rocco. Eppure don Vincenzo ha sempre avuto ragione e ha sempre fatto umilmente ma tenacemente tutto quello che ha fatto per il bene della nostra comunità e  credo che questa fama che gli ha involontariamente dato Mario Soldati la meriti tutta, anche se per noi non serve, perché è sempre nei nostri cuori e nel nostro grato ed affettuoso ricordo!

Un’altra annotazione invece su Miglianico: Soldati ne apprezza l’aspetto medievale, i vicoli, e ricorda qualcosa che potrebbe essere preso come promemoria quando si andrà a parlare di “piano colore”: vecchie case color del miele. Questa era la nostra Miglianico a metà degli anni Settanta!

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