Una settimana a Bruxelles per studiare la scuola tecnologica

School of the future

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Nell’anno scolastico 2015-2016 il mio istituto comprensivo, quello di Bucchianico, ha aderito al consorzio regionale “Abruzzo for Europe” che ha presentato all’Unione Europea, per il tramite dell’Ufficio Scolastico Regionale, un articolato progetto di “job shadowing” (osservazione mirata), denominato “DIG.E.I. – Digital Expert Innovators”, presso istituzioni scolastiche europee che fossero all’avanguardia per l’insegnamento tramite le tecnologie informatiche (ICT) per apprendere nuove e buone prassi e “disseminarle” all’interno delle scuole abruzzesi: il progetto, che si configurava come un Erasmus Plus KA1, ha avuto un punteggio altissimo, 99/100, classificandosi al secondo posto, dietro solo alla proposta dell’USR di Potenza, ma davanti a istituzioni scolastiche prestigiose come quelle di Milano, Torino, Genova, Roma. Così, ottenuto il via libera dell’Unione Europea, gli animatori digitali delle 40 scuole aderenti al consorzio (istituti comprensivi e secondarie di secondo grado) hanno iniziato il loro lavoro in giro per il Vecchio Continente, a gruppi di quattro.

In questa settimana sono partito alla volta di Bruxelles per visitare in modalità “job shadowing” la prestigiosa Unesco School di Sint-Agatha Berchem, sobborgo alle porte della capitale belga: una realtà, che si lega direttamente all’agenzia dell’ONU per la cultura e l’educazione, che ha fatto del digitale un suo modo d’essere, prima che di insegnare.

Preside

Il primo incontro è stato quello con il giovane preside della scuola, Guray Turkistan, 37 anni e da cinque alla guida dell’istituzione, che ha spiegato come l’Unesco school abbia lo scopo di rafforzare l’impegno a formare le nuove generazioni sui valori che l’organizzazione Onu intende diffondere, ossia valorizzazione della persona, rispetto dell’ambiente e qualità dell’istruzione. La scuola ospita bambini dai sei mesi ai 13 anni, per un totale di 608 alunni, divisi in 12 classi di Kindergarten (nido e scuola dell’infanzia) e 16 classi di scuola primaria (che in Belgio è articolata in sei anni). Attualmente la sede è provvisoria, ma a gennaio 2018 dovrebbe essere inaugurato un grandissimo campus che ospiterà anche alunni di scuola secondaria, a poca distanza dell’attuale costruzionein Rue du Roi Albert. In tutte le aule è presente una Smart Board (una LIM di terza generazione), mentre in dotazione degli alunni, a rotazione, ci sono 20 iPad, 15 tablet Android, 10 pc e 5 iMac, oltre ai computer fissi, da due a quattro in ogni classe.

Wouter

A coordinare tutta l’attività tecnologica è il responsabile dell’ICT, una sorta di animatore digitale ma con più compiti e per questo esonerato dall’insegnamento, Wouter, che ha spiegato ai Dig.E.I. la piattaforma Smart School con cui il lavoro dei docenti è interamente digitalizzato, oltre a costituire un vero e proprio social network tra i professori, non solo della scuola, ma dell’intera regione di Bruxelles-Capitale, che ha centralizzato l’uso di una sola piattaforma per tutte le istituzioni scolastiche. Smart School consente precipuamente le comunicazione tra i docenti all’interno della scuola e tra le diverse scuole, la condivisione di documenti e materiali didattici, la tenuta dell’agenda del docente, la sincronizzazione dei calendari, la centralizzazione delle valutazioni e l’implementazione dei sociogrammi.

 

Martedì mattina, l’incontro centrale della settimana, quello con Ken, responsabile regionale dell’ICT, che ha illustrato la straegia comune Kendella scuola belga per le nuove tecnologie, con una presentazione ed una straordinariamente ricca mappa mentale (che si può vedere cliccando qui).

Il piano per la Scuola Digitale prevede l’istituzione di un centro di coordinamento che si occupa degli aspetti didattici e tecnologici. Dal punto di vista strategico perseguono tre obiettivi: incoraggiare le scuole a realizzare una policy sulle ICT, assistere le scuole nello sviluppo dei progetti digitali, promuovere una cooperazione interpersonale tra i docenti. Dal punto di vista metodologico le azioni previste sono due: dare una dimensione didattico-pedagogica alle ICT ed estendere l’integrazione delle ICT a tutte le scuole.

La finalità del piano è il conseguimento da parte dei docenti di quattro capacità:

interpersonale: restituire feedback

pedagogica: supportare il processo di apprendimento delle ICT

metodologica: usare tutte le possibilità dei media

organizzativa: offrire strutture per lo sviluppo dell’apprendimento

Classe 1

Da martedì a venerdì ci sono state le osservazioni in classe.

Fin dalla scuola dell’infanzia i bambini vengono avviati all’uso di diversi dispositivi tecnologici, partendo dal tablet fino a sviluppare la motricità fine e oculomanuale con PC dektop e mouse.

Per due ore settimanali i bambini utilizzano i tablet con app didattiche, e sotto forma di gioco sviluppano competenze di base. Per il digital story telling e per le abilità di ascolto la scuola ha acquistato un’app che permette di esercitarsi con audiolibri e fare attività di diverso livello.

Nella scuola primaria, inizialmente il lavoro è organizzato in coppie eterogenee che si alternano nello svolgimento delle attività dopo un tempo stabilito (20 min.) : attività linguistiche, logico matematiche e digitali. Nelle ultime due classi della primaria (quinta e sesta), il lavoro è più intenso: in primo luogo è organizzato in gruppi eterogenei, formati da 4 persone, che si alternano nello svolgimento delle attività dopo un tempo stabilito (15-20 min.): logico-matematiche e digitali (uso di web quest), alternativamente per supplire alla insufficienza dei dispositivi digitali presenti in classe. Gli alunni affrontano prove standard nazionali per la rilevazione delle abilità digitali: ciò presuppone l’esistenza di un curricolo unitario universalmente valido. Il compito prevede la ricerca di informazioni sul web per il completamento di un cloze e la successiva realizzazione di una presentazione multimediale attinente al lavoro svolto. le abilità richieste sono: ricerca sul web, uso di Power Point o Popplet o anche con software di registrazione audio.

Classe 2

Nell’ultima classe, il lavoro è organizzato in modalità differenti a seconda dell’autovalutazione dell’alunno circa le proprie necessità di aiuto: singolarmente, se autosufficienti, a coppie, se con piccole necessità, a gruppi di quattro, se bisognosi di maggiore aiuto. All’inizio dell’attività ogni ragazzo dichiara, scegliendo un’icona da posizionare sulla lavagna, la propria necessità e successivamente gli viene assegnato il compito corrispondente, che può prevedere o meno l’uso di uno o più strumenti digitali.

L’osservazione ha rilevato anche alcune criticità: l’uso spropositato di fotocopie per lo svolgimento di ogni tipo di attività; gli alunni non hanno a disposizione un quaderno personale; i libri di testo sono molto poveri di contenuti per ammissione stessa dei docenti, che comunque non hanno la facoltà di sceglierli o cambiarli in base al proprio metodo.

Dal punto di vista della disciplina, gli alunni sono dotati di ampia autonomia: le pause, ogni ora di dieci minuti circa, più la ricreazione “lunga” a metà mattina, si svolgono nell’area attrezzata e recintata all’esterno (con qualsiasi tipo di tempo meteorologico) e vengono sorvegliate da un solo docente a turno; i ragazzi non chiedono di uscire dall’aula per andare in bagno durante la lezione e mantengono un comportamento disciplinato e quieto anche nei momenti di distrazione o di attesa dell’insegnante; addirittura, durante un’uscita didattica presso la Biblioteca Nazionale, gli alunni hanno preso autobus e metropolitana, con relativi biglietti, in maniera autonoma, sorvegliati a distanza dai docenti, ed hanno raggiunto la meta in mezzo alla folla quotidiana dei pendolari senza scomporsi, senza recare disturbo ad altri e rimanendo sempre compatti

Foto uscita

Del resto, è fondamentale, nella Unesco School, il cosiddetto School Care, il programma per i bisogni speciali, che è stato illustrato dalla sua responsabile di istituto, Liesbeth.

Nella scuola è presente una struttura di supporto all’inclusione formata da tre persone: la referente per il supporto ai docenti (formazione, coaching in classe), la referente per il supporto agli alunni e alle famiglie delle classi dell’infanzia e delle prime due classi della primaria, la referente per il supporto agli alunni e alle famiglie delle classi delle ultime quattro classi della primaria.

I bisogni speciali (di natura cognitiva, sociale ed affettiva) vengono segnalati dalla famiglia, dal docente o, in alcuni casi, dall’alunno stesso alla referente per il supporto agli alunni, la quale apre una procedura su Smart School per la rilevazione e il follow-up del disagio segnalato.

La procedura prevede:

relazione del docente

certificazione medica (se presente)

informativa ai genitori

incontro con i genitori per la redazione del contratto formativo (corrispondente al nostro PEI), anche eventualmente con la partecipazione dello stesso alunno

periodica revisione del piano formativo e valutazione dei progressi rilevati.

Il tutto è certificato ed archiviato nella piattaforma Smart School, accessibile ai soli diretti interessati.

Liesbeth

Una peculiarità dell’Unesco School, che sembra essere simile in tutte le scuole belghe, è la giovane età media dei docenti (circa 30 anni) e la facilità di assunzione degli stessi al termine degli studi.

Al ritorno, sarò chiamato, insieme ai miei colleghi che hanno condiviso questa esperienza, a raccontarla dapprima nella mia scuole, poi nelle singole province e infine è previsto un evento regionale conclusivo per la presentazione dei risultati finali del progetto.

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