Una storia delle 19.00, di quelle che ti fanno rifare la pagina!

Se c’è una cosa che risulta insopportabile nella vita quotidiana del giornalista è quella di dover rifare daccapo una pagina per l’arrivo di una nuova notizia il cui “indice di notiziabilità” è superiore a quelle previste e già inserite: un evento che ti costringe a rimettere mano a tutto il lavoro fatto e ti inchioda al pc anche quando avevi già previsto di smettere e di dedicarti ad altro. 

Mi è capitato ieri sera, intorno alle 19, ma la storia meritava di essere raccontata, anche per la mia personale passione di antichista… e credo che sia meritevole anche di essere rilanciata tramite internet.

 

Antonello Antonelli

Roccamontepiano, già ben prima dell’arrivo del culto di San Rocco (santo vissuto nel XIV secolo e canonizzato poco più tardi), era un paese frequentato da migliaia di pellegrini che dall’Adriatico si recavano a Roma, sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo: questa tesi, formulata già in considerazione della grande quantità di monasteri e luoghi di culto che coronano i monti e le grotte attorno al paese, è stata rafforzata ieri grazie ad un eccezionale ritrovamento compiuto per caso in contrada Sant’Angelo. Elmerindo Di Cola, pensionato ed agricoltore, stava arando dei nuovi campi da poco acquistati nel pomeriggio di giovedì, quando si è imbattuto in una serie di lastre di pietra che bloccavano la sua fatica: con grande sorpresa sua e del figlio Giancarlo, prontamente accorso, una serie di tombe molto antiche punteggiava il terreno. Allertate le autorità, ieri si è provveduto a datare i reperti tra l’XI e il XIV secolo, ma le archeologhe Sandra La Penna, inviata dalla Soprintendenza, e Daniela Del Bianco, tecnico di fiducia del Comune pedemontano (per il quale ha curato la campagna di scavi nel sito archeologico del monastero di San Pietro), hanno anche trovato una tomba intatta dentro la quale era adagiato un ragazzo dall’apparente età di 15-17 anni con una conchiglia biforata sul petto, inequivocabile segno di riconoscimento del pellegrino. Il corredo funebre nella tomba ha contribuito a confermare la tesi di un costante afflusso di pellegrini nella zona, anche se non ha chiarito se il ragazzo fosse di passaggio verso Roma o se alloggiasse in uno dei monasteri del luogo. Lo studio del luogo e del corredo ora dovrà dare altre risposte e fornire un quadro esauriente del rapporto tra i pellegrini e Roccamontepiano.

 

La tomba ritrovata (foto fornita dal sindaco di Roccamontepiano, Adamo Carulli)

Quell’affascinante periodo della storia che fu il Medio Evo, ingiustamente colpito dall’anatema classicista del Settecento, è ancora tutto da riscoprire, visto che ha contribuito più di altri a forgiare il nostro modo di essere e la nostra mentalità, più delle derive “razionaliste” dei secoli successivi “illuminati” (ma pare che non siano proprio “illuminate” realtà come l’Inquisizione spagnola, nata in pieno Rinascimento, e non nei “secoli bui”). In Abruzzo, poi, è questo periodo che ha visto nascere la maggior parte degli agglomerati urbani oggi esistenti ed approfondire quanto accaduto in quei secoli è un po’ come affondare le radici nel proprio albero genealogico. Spero vivamente di poter continuare a raccontare storie di questo genere!

La conchiglia ritrovata all'interno della tomba, segno distintivo del pellegrino (foto fornita dal sindaco di Roccamontepiano, Adamo Carulli)

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