Elenco ad esaurimento e praticantato d’ufficio le soluzioni per i pubblicisti?

Scritto da Antonello Antonelli on 5 gennaio 2012 in Giornalismi&dintorni |

In vista del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti che dovrà affrontare il tema spinoso dei pubblicisti (dal 18 al 20 gennaio), si moltiplicano in rete analisi e proposte relative alle possibili soluzioni di fronte al dettato legislativo dei decreti di agosto e dicembre 2011. Una convincente ed approfondita analisi, che ricalca in parte le ipotesi già da me espresse prima di Natale e che formula una proposta che recepisce in parte quanto da me sostenuto in queste settimane, è apparsa ieri sul sito del collega Franco Abruzzo, a firma di Francesco M. De Bonis. 

In sostanza De Bonis, facendo leva sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 11/1968, che affermò la costituzionalità dell’esistenza dell’Ordine dei Giornalisti e riaffermò la peculiarità dei pubblicisti, esclude che si possa arrivare ad un esame di Stato anche per i pubblicisti (terza ipotesi da me contemplata) e cita una proposta del consigliere nazionale Michele Partipilo che avrebbe indicato una doppia via per risolvere il problema: chiudere l’elenco pubblicisti al 13 agosto, rendendolo “ad esaurimento” (quindi tutti i pubblicisti già iscritti e in via di iscrizione fino al 13 agosto potrebbero continuare ad esercitare la professione con le stesse modalità finora adottate) e permettere a tutti i pubblicisti che svolgono la professione in maniera esclusiva di iscriversi al registro dei praticanti con il solo requisito dell’unicità della professione e previa partecipazione ad un corso predisposto ad hoc (immagino dai singoli Ordini regionali, ma questo non è specificato).

Questa seconda ipotesi, come è ben evidente a chi sta seguendo assiduamente i miei post, è per me del tutto condivisibile perché essa consente di acquisire un titolo professionale a tutti coloro che per motivi di reddito insufficiente o per impossibilità di trovare un contratto di praticantato non hanno i requisiti per accedere al registro dei praticanti e quindi all’esame professionale, pur essendo giornalisti di lungo corso, spesso e volentieri più esperti e bravi dei professionisti.

L’elenco ad esaurimento è una proposta che non suscita il mio entusiasmo, ma è accettabile come soluzione di compromesso, che riesca a salvare capra e cavoli, senza pesare troppo sul sistema dell’informazione e sulla salvaguardia dei bilanci dell’Ordine.

Quel che non capisco (sempre che sia così come scrive De Bonis) è il presunto tentativo di far passare sotto silenzio della proposta Partipilo, che alla fin fine è ragionevole ed accettabile. Certamente ci sarebbero contraccolpi sulla composizione futura del Consiglio nazionale e dei Consigli regionali dell’Ordine, nei quali – giocoforza – la componente dei pubblicisti si dovrebbe progressivamente ridurre per rispondere alla nuova situazione che si verrà a creare: questo significa anche ridurre o eliminare privilegi e diritti acquisiti da molti pubblicisti eternamente presenti ai vari livelli di rappresentanza.

Ma anche per questo la riforma, qualsiasi direzione essa prenderà, è benedetta!

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3 Comments

  • Fabrizio Dell'Orso scrive:

    Concordo con l’autore, la possibilità di accesso ad un concorso renderebbe i pubblicisti del tutto equiparati ai professionisti anche sul piano formale. Poi la vera caratura della propria professionalita la valuteranno, con un pò di buona fortuna, gli editori. Forza e coraggio a tutti…

  • Chiara scrive:

    Salve! Ho 20 anni e ho cominciato da sei mesi l’iter per diventare pubblicista (tirocinio di 24 mesi in un giornale locale). Ho sudato le proverbiali sette camicie per trovare una redazione che fosse disposta a far scrivere un giovane non ancora iscritto all’Ordine e ad assumersi la responsabilità di portarlo al tesseramento.
    I numeri non mentono, ed entro agosto 2012 non ce la farò a tesserarmi. La posizione di pubblicista era per me un buonissimo compromesso, dal momento che facendo un’università di altro tipo non aspiravo a diventare giornalista professionista, ma la mia passione per la scrittura resta. Avrei accettato volentieri una collaborazione periodica con una testata.
    Cosa dovrei fare ora?
    Per diventare professionista serve un praticantato di 18 mesi e, secondo le prime indiscrezioni, dovrà essere pagato più di quello per diventare pubblicista. Dove lo trovo un giornale, in questi tempi di crisi, disposto ad assumere un giovane senza titolo alcuno? Si continua a parlare di aprire il mondo del lavoro alla nuova generazione, ma chi è che lo fa? E se posso essere d’accordo che l’Ordine vada riformato, che i pubblicisti siano troppi, perchè non ci può stare un esame di stato anche per questa categoria, commisurato per chi non è esclusivamente giornalista? Si parla di liberalizzare l’accesso alle professioni, ma questa vi sembra una liberalizzazione? Io la vedo come un’ulteriore chiusura e una “castalizzazione” della professione di giornalista. Come se in Italia non ci fosse già una potente classe di privilegiati.
    Perchè ben venga questa Riforma? Non ci si rende conto che è il modo migliore per rendere la professione di giornalista inaccessibile?

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