“Decisioni artificiali” di Massimo Camisani Calzolari: un libro da leggere assolutamente!

Ieri ho terminato la lettura di “Decisioni artificiali” di Marco Camisani Calzolari. Poco più di 100 pagine, si legge in un paio di sere (io un po’ di più, ma sono incasinatissimo), ma il libro “pesa” più di quanto la mole lasci intendere. Sì, il concetto centrale torna e ritorna, declinato in mille salse, a tratti sembra quasi voler essere sicuro che il messaggio ci entri in testa a martellate. Ma forse è proprio questo il punto: certe cose vanno ripetute finché non le ascoltiamo davvero.

Il messaggio è semplice quanto scomodo: stiamo delegando agli agenti IA pezzi sempre più grandi delle nostre decisioni. Non con un gesto plateale, non con una firma in calce a un documento, ma un po’ alla volta, silenziosamente, un “chiedo a ChatGPT” dopo l’altro. Lo facciamo per comodità. Lo facciamo per abitudine e qui sta il campanello d’allarme che il libro suona con insistenza: comodità e abitudine sono esattamente le scorciatoie mentali che ci fanno abbassare la guardia senza nemmeno accorgercene.
Il “controllo umano” di cui tanto si parla nei convegni, nei paper, nelle policy aziendali troppo spesso è un controllo “sulla carta”, presente nei documenti, assente nei fatti. Un controllo supposto, non esercitato e la differenza tra i due non è sottile: è quella tra restare al volante e credere di esserlo mentre qualcun altro guida.
Non è un libro che demonizza l’IA, né uno che la osanna acriticamente. È un libro che chiede una cosa sola, ripetuta in tutte le salse: fermatevi un attimo a chiedervi chi sta decidendo, davvero, al posto vostro. Per me, che formo ormai da due anni insegnanti e studenti a questa nuova frontiera, un libro denso di riflessioni e attenzioni.

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