“Belle fijole”: un libro che ci riporta indietro nel tempo
Un cortile storico, dentro un palazzo storico, per raccontare una storia che affonda le radici nel tempo lungo della memoria popolare. È in questa cornice suggestiva, quella del Convitto Nazionale “G.B. Vico” di Chieti, che è stato presentato “Belle fijole”, il nuovo libro di Carlo Di Silvestre dedicato all’epopea delle donne abruzzesi e ai loro canti di lavoro.
Un volume imponente, quasi 500 pagine, frutto di anni di ricerca sul campo e di un lavoro di classificazione paziente e rigoroso. Di Silvestre non si è limitato a raccogliere testi e melodie: ha ricostruito un intero universo di voci, quello delle donne che, tra i campi, i telai e le fatiche quotidiane, hanno affidato al canto la propria storia, i propri sentimenti, la propria identità collettiva. Un patrimonio orale che rischiava di disperdersi e che oggi, grazie a questo lavoro, trova una forma scritta capace di custodirlo e di restituirlo alla comunità.
A curare la presentazione è stato il caro amico Leandro Di Donato, prefatore del volume, che ha aperto la serata con una breve ma densa prolusione sull’importanza del canto popolare e sul ruolo dell’etnomusicologia come disciplina di salvaguardia della memoria culturale. Un intervento che ha saputo inquadrare il lavoro di Di Silvestre nel solco di una tradizione di studi che in Abruzzo ha radici profonde, restituendo al pubblico il senso di un’operazione culturale prima ancora che editoriale.
Ma il momento più intenso della serata è arrivato con gli inserti musicali, affidati allo stesso Di Silvestre insieme alla voce straordinaria di Graziella Guardiani. Ascoltare quei canti dal vivo, nello stesso luogo in cui se ne discuteva sul piano storico e antropologico, ha reso l’esperienza qualcosa di più di una semplice presentazione libraria: per qualche istante il cortile del Convitto si è trasformato in uno spazio sospeso nel tempo, in cui le voci delle “belle fijole” di un tempo sembravano tornare a farsi sentire, vive e presenti.
Il contesto ha fatto la sua parte. Il cortile storico del palazzo, con la sua atmosfera raccolta e al tempo stesso solenne, si è rivelato la cornice ideale per un libro che parla di radici, di identità e di trasmissione. Non un semplice sfondo scenografico, ma quasi un ulteriore protagonista della serata, capace di amplificare il significato di un’operazione che è insieme filologica, musicale ed emotiva.
“Belle fijole” si conferma così non solo un’opera di documentazione e studio, ma un vero e proprio atto d’amore verso la cultura popolare abruzzese e verso le donne che, cantando, hanno saputo trasformare la fatica in bellezza, il lavoro in memoria condivisa.