La storia della “Pastissada de Caval”, piatto tipico veronese
La gastronomia è soprattutto storia di popolo, che si fa narrazione e poi cucina tipica, e qui a Verona, a cena in una delle storiche osterie dei vicoli del centro, ho fatto un tuffo in una tradizione che affonda le sue radici nell’Alto Medioevo, poco dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente.
Anno 489 d.C.: all’indomani della battaglia tra il re degli Ostrogoti Teodorico e Odoacre, re degli Eruli, presso il fiume Adige, sul campo di battaglia rimasero centinaia di cavalli caduti. Per evitare la carestia e non sprecare la carne, il popolo recuperò le spoglie e le immerse in grandi quantità di vino rosso e spezie per conservarle e mitigarne il sapore forte, cuocendole poi a lungo. Da questo “pasticcio” (da cui il nome veneto, “pastissada”) nacque la ricetta attuale.
Essendo estate, non ho azzardato la pastissada all’amarone con polenta, che pur mi tentava, ma il menu offriva i bigoli – tipico formato di pasta veneto – conditi con la pastissada. Sapore forte e deciso, sottolineato dall’Amarone della Valpolicella classico 2020 scelto per accompagnarlo.
E prima, sempre per dare onore alla tradizione veronese, come antipasto il petto d’oca affumicato e la relativa tartare che guarnivano una splendida burrata!
Sapori davvero straordinari, una cena sopraffina dal punto di vista storico-culturale e anche gastronomico.