A-Dio, carissimo “don Edo”!

Un fulmine a ciel sereno: per quanto sapevo (ne parlavamo qualche giorno fa anche con il mio parroco, che lo sentiva regolarmente) che la sua salute non fosse di ferro come un tempo, ricevere sulla mia mail il comunicato dell’Arcidiocesi che annunciava la morte del card. Edoardo Menichelli è stato un duro colpo, che ha portato con sé i tanti ricordi che mi legavano a quello che è stato l’arcivescovo della mia gioventù e del mio impegno associativo in Azione Cattolica (nel Settore Giovani).

Quei ricordi ora tornano tutti alla mente: dalla mia prima intervista per “Il Tempo” qualche mese dopo il suo arrivo a Chieti, quando si presentò in accappatoio dopo la doccia per scusarsi del ritardo e chiedermi di attendere qualche altro minuto, alle sue incursioni ai campi scuola dei giovani di AC, sempre sulle Dolomiti, quando veniva guidando da solo la sua macchina e spesso faceva impallidire i suoi compagni di viaggio, come accadde una volta anche a me in un viaggio da Vasto a Chieti, terminato il quale io – impaurito dalla sua guida… sportiva – gli dissi: “Eccellenza, lei ha l’assistenza dello Spirito Santo, ma io no!” (e si fece una sonora risata). Non dimenticherò mai le sue tirate abbastanza arrabbiate al telefono quando mi occupavo per il giornale del caso dell’istituto San Luigi, culminate in una telefonata con 10 minuti netti di improperi di ogni tipo contro diverse istituzioni locali, ma seguita da una colloquio di scuse, per cui mi chiamò in disparte nel bosco retrostante l’Hotel Maielletta di Passolanciano, dove era venuto a celebrare per il campo scuola diocesano degli educatori (e lì dimostrò ancor di più la sua grandezza quando accettò la mia osservazione che era anche un rimprovero: “Eccellenza, io posso capire la sua sfuriata e il momento di pressione che vive, ma se lo fa con qualcun altro che non lo capisce e non lo ammette, sono guai”). Rimane ancora indelebile l’affetto che ci dimostrò all’ultimo incontro con i responsabili di AC prima di trasferirsi ad Ancona-Osimo, le parole tenere nei confronti di don Vincenzo quando venne – già trasferito ma non ancora sostituito – a consacrare la nuova chiesa di San Rocco, i battibecchi (simpatici e meno simpatici) con il nostro coro parrocchiale, i saluti e i ricordi quando ci si rivedeva a Chieti per un evento. Infine, due anni fa ci concesse l’onore di presiedere la messa in piazza per la festa di San Pantaleone, pronunciando una omelia straordinaria, in cui inchiodò tutti alle loro responsabilità sulla situazione della pace mondiale e poi seguendo senza problemi, nonostante il caldo e la fatica, l’intero percorso della processione.
A-Dio, caro “don Edo”, il tuo passaggio nella mia vita e nella nostra realtà sociale, politica, associativa lascerà sempre un’impronta indelebile! Rimarrà sempre con me il tuo triplice invito a ognuno di noi di fronte alla fede (e non solo di fronte alla scelta vocazionale) e di fronte alla sfide della vita: Pensaci, Pregaci, Provaci! Come le chiamavi tu, “le tre P del cristiano”.

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