Il senso del segreto pontificio violato per la nomina del nuovo arcivescovo di Chieti-Vasto

22 anni fa, mentre si attendeva la nomina del nuovo arcivescovo di Chieti-Vasto, dopo il trasferimento di mons. Edoardo Menichelli ad Ancona-Osimo, ero giornalista (già da 11 anni e iscritto all’ordine da 9) e già allora ero considerato dai colleghi teatini una sorta di “vaticanista” della città.

Anche allora, come era del tutto normale, si facevano ipotesi, si costruivano identikit, si faceva quel “toto-vescovo” che comunque rende ragione dell’importanza della figura del presule in una comunità medio-piccola, ma di antica tradizione, come la nostra; certo, non c’erano ancora i social e tutto il rumore mediatico che investe ogni tipo di notizia e la banalizza rendendola semplicemente un “titolo ad effetto” per colpire l’attenzione e guadagnare “click”. Allora ricevevo telefonate dai colleghi per verificare la correttezza dei titoli da usare e delle procedure di nomina da raccontare: normale dialettica tra giornalisti per scrivere correttamente di una materia – le nomine episcopali e la nomenclatura vaticana – ai più ignota. Insieme si ragionava pure sui nomi e sulle candidature (che, a rigore, non esistevano e non esistono in questo tipo di cose), ma nessuno si sognava neppure lontanamente di violare il cosiddetto “segreto pontificio”, anche in presenza di una fonte che si suppone essere certa: si scriveva sempre “si parla di…”, “l’ipotesi più accreditata è…”, “negli ambienti si ragiona di …”, tutto con quella prudenza e quel rispetto che è (dovrebbe essere) tipico della corretta stampa e dei giornalisti, ancor di più se si professano cattolici. Leggere invece certezze granitiche e ricostruzioni di ogni tipo, quasi al millesimo, sulla nomina del nuovo arcivescovo di Chieti-Vasto mi fa un effetto straniante. Domani sapremo. Il segreto pontificio si scioglierà alle 12 e se per caso il nominato sarà proprio quello che le fonti indicano, comunque siamo pronti a scriverne (se giornalisti) e a pregare per lui (se cattolici). È quanto già scrivevo nella cronaca di Chieti nel mio articolo su Il Tempo del 26 giugno 2004, il giorno in cui fu ufficializzata la nomina di mons. Bruno Forte.
O tempora, o mores!

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