Le storie dei nostri santi diventano un patrimonio fruibile: una splendida idea del Comitato Feste Miglianichesi

Lentamente, ma con grande decisione, Miglianico ha imboccato la strada del recupero e della sistemazione del suo passato, che non è certo molto dissimile da quello delle cittadine della Valle del Foro, ma contiene peculiarità interessanti che meritano un posto d’onore nella conoscenza di ogni miglianichese. Tra queste, sicuramente, le storie dei santi che veneriamo in paese e soprattutto la motivazione per cui essi sono rimasti nella pietà popolare di Miglianico. 

Quest’anno il Comitato Feste Miglianichesi, presieduto da Annalisa Palladinetti, ha deciso di rendere questa storia fruibile a tutti e soprattutto ben evidente, realizzando dei pannelli in metallo da collocare in diversi punti del paese, su cui incidere “aere perennius” il racconto delle storie dei nostri santi. Il tutto viene anche riportato nel libretto delle festività, che quest’anno è un vero “pezzo di storia” da conservare, con delle straordinarie foto, realizzate dai bravi associati dell’Officina della Foto.

Ho avuto l’onore di realizzare i testi per questo lavoro di riscoperta e di divulgazione della cultura miglianichese, grazie agli studi che ho potuto condurre, per volere di don Amerigo Carugno, sui documenti presenti nell’archivio diocesano di Chieti.

Riporto qui i testi, che spero siano sempre più patrimonio di tutti i miglianichesi e di tutti coloro che amano Miglianico.

25 luglio San Giacomo apostolo

 

Dei due apostoli con lo stesso nome, quello che si festeggia il 25 luglio è San Giacomo detto “Maggiore” per distinguerlo da Giacomo di Alfeo (detto il Minore). Nato a Betsaida, sul lago di Tiberiade, era figlio di Zebedeo e di Salome e fratello di Giovanni l’evangelista. Col fratello fu chiamato fra i primi discepoli di Gesù ed è sempre messo fra i primi tre Apostoli. Di carattere pronto e impetuoso, come il fratello, assieme a lui viene soprannominato da Gesù “Boànerghes” (figli del tuono). È il primo apostolo martire, decapitato nella primavera dell’anno 42 per ordine del re Erode Agrippa I, come si legge negli Atti degli Apostoli. Secondo una tradizione antica (VI secolo), qualche anno prima del martirio a Gerusalemme, predicò il Vangelo in Spagna, dove oggi c’è il suo culto più importante (Santiago de Compostela).

A Miglianico il culto di San Giacomo è in realtà frutto di una coincidenza temporale: fu proprio il 25 luglio del 1741 che l’arcivescovo di Chieti, mons. Michele de Palma, riconsacrò la chiesa di San Michele Arcangelo, santuario di San Pantaleone, al termine della ricostruzione avvenuta nel XVIII secolo a seguito dei due terribili terremoti del 14 gennaio e del 2 febbraio 1703. Di essa, ne dà testimonianza l’iscrizione lignea all’interno del cortile della casa parrocchiale, oggi sede della Confraternita: i lavori di restauro della ormai diroccata sede della parrocchia si conclusero nel 1729, sotto l’arciprete Saverio Persico da Caramanico. Verosimilmente i lavori per il consolidamento della chiesa, già iniziati da tempo, andarono molto più per le lunghe. Poiché la dedicazione della chiesa parrocchiale è una celebrazione con il grado di solennità all’interno della liturgia cattolica (e oggi noi la celebriamo solennemente il 2 luglio, in ricordo della consacrazione della nuova chiesa di San Rocco nel 2004), il 25 luglio venne inserito di fatto nelle celebrazioni delle feste patronali come anteprima dei tre giorni dedicati al culto di San Pantaleone.

 

26 luglio Sant’Anna, madre della B.V. Maria (festeggiata insieme al marito San Gioacchino)

 

Anna e Gioacchino sono i genitori della Vergine Maria, ma i loro nomi e la loro storia sono narrati da un testo apocrifo, il cosiddetto “Protovangelo di Giacomo”. Gioacchino era un pastore e abitava a Gerusalemme, dove svolgeva anche le funzioni di anziano sacerdote. Sposato con Anna, i due non avevano figli ed erano una coppia avanti con gli anni. Un giorno mentre Gioacchino è al lavoro nei campi, gli appare un angelo, per annunciargli la nascita di un figlio ed anche Anna ha la stessa visione. Chiamano la loro bambina Maria, che vuol dire «amata da Dio». Secondo la tradizione, Gioacchino portò di nuovo al tempio i doni già offerti per propiziarsi la nascita di un figlio: insieme con la bimba dieci agnelli, dodici vitelli e cento capretti senza macchia. Più tardi Maria fu condotta al tempio per essere educata secondo la legge di Mosè.

A Miglianico il culto di Sant’Anna, oltre alla coincidenza temporale della data vigiliare alla solennità di San Pantaleone, è stato consolidato dalla presenza, fino al 1975, della “Congregazione delle Suore di Sant’Anna” che si era insediata in paese nel XIX secolo, all’apertura della filanda della Foppa Pedretti, ospitata nell’edificio che oggi funge da scuola media, per curare l’educazione dei figli delle operaie lì impiegate. Nel 1905 Augusto Maria Ciavolich per lascito testamentario assegnò alla Congregazione di Carità il palazzo oggi noto come “Casa delle Monache”, con la cappella interna, nella quale le suore di Sant’Anna sistemarono la statua della santa, che veniva portata in processione fino alla chiesa di San Michele Arcangelo la mattina del 26 luglio, aprendo, di fatto, le festività a Miglianico.

 

27 luglio San Pantaleone

 

San Pantaleone godette fin dall’antichità di un vasto culto in Oriente e in Occidente, tanto da essere inserito nel gruppo dei “quattordici Ausiliatori”.

Secondo la leggenda, narrata nella sua “Passio”, un testo che è stato considerato un vero e proprio genere letterario nell’antichità, Pantaleone, nativo di Nicomedia in Bitinia, educato cristianamente dalla madre Eubule, ma non ancora battezzato, è affidato dal padre pagano al grande medico Eufrosino e apprende la medicina tanto perfettamente da meritarsi l’ammirazione e l’affetto dell’imperatore Massimiano. Si avvicina alla fede cristiana da esempio e dalla dottrina di Ermolao, presbitero cristiano che vive nascosto per timore della persecuzione, il quale lo convince progressivamente ad abbandonare l’arte medica, garantendogli la capacità di guarire ogni male nel solo nome di Cristo: di ciò fa esperienza lo stesso Pantaleone, il quale, dopo aver visto risuscitare alla sola invocazione dei Cristo un bambino morto per il morso di una vipera, si fa battezzare. La guarigione di un cieco, che si era rivolto a lui dopo aver consumato tutte le sostanze appresso ad altri medici, provoca la guarigione spirituale e la conversione sia del cieco sia del padre del santo. Alla morte di quest’ultimo Pantaleone, distribuito il patrimonio ai servi e ai poveri, diventa il medico di tutti, suscitando per l’esercizio gratuito della professione l’invidia e il risentimento dei colleghi e la conseguente denunzia all’imperatore. Vista la resistenza del giovane medico, la sentenza di morte per decapitazione è pronunciata rapidamente: ma la punta della spada prima ripiega come cera; poi i carnefici chiedono perdono al santo e una voce dall’alto cambia il nome dei giovane: “non ti chiamerai più Pantoleon (in greco: “tutto leone”, cioè “tutto forte”), ma il tuo nome sarà Pantaleémon (in greco: “tutto misericordioso”), perché avrai compassione di molti: tu infatti sarai porto per quelli sballottati dalla tempesta, rifugio degli afflitti, protettore degli oppressi, medico dei malati e persecutore dei demoni”. Sul modello di altre “Passiones” antiche, alla fine è il santo a esortare i carnefici a colpirlo e due ultimi prodigi chiudono il racconto: dalla ferita esce sangue misto a latte, mentre l’albero al quale Pantaleone viene legato si carica di frutti.

L’arrivo del culto di San Pantaleone a Miglianico è oggetto di dibattito storico: da un lato, vi è l’ipotesi legata strettamente alla leggenda che ha creato la festa che oggi si chiama, con un calco dal dialetto, “Venuta di San Pantaleone”, risalente al XV secolo; dall’altro, evidenze storiche e documentali testimoniano la presenza di una chiesa o di un convento dedicato a San Pantaleone nella valle del Foro corrispondente al nostro territorio già in un periodo che oscilla tra il XIII e il XIV secolo. Quel che è sicuro è che il culto del santo era già diffusissimo lungo tutta la costa adriatica, anche grazie alla presenza dei padri Basiliani, di origine e cultura orientale.

 

28 luglio San Giulio

 

Tradizionalmente si racconta che San Giulio sia stato il primo patrono di Miglianico prima dell’arrivo di San Pantaleone e che per questo la sua festa fu traslata al 28 luglio come appendice di quella patronale nuova: tuttavia, nessun documento storico o archivistico testimonia questa leggenda popolare: nelle poche ma precise relazioni sulle chiese, pievi, grange e conventi presenti in Val di Foro dal X al XV secolo non viene mai nominata per Miglianico una “chiesa di San Giulio”. Difficile, se non impossibile, identificare a quale santo ci riferisca anche perché il busto ligneo presente all’interno della chiesa ci presenta una figura generica, individuata solo dalla palma del martirio e da un abbigliamento genericamente di foggia latina. Nel Martirologio Romano sono presenti solo sette santi dal nome Giulio, ma di essi sono indicati come martiri solo San Giulio della città di Eretum, martirizzato (e ricordato) con Sant’Ermete al 25 agosto di anno imprecisato, San Giulio di Roma, probabile senatore, fatto uccidere dall’imperatore Commodo (180-192) il 19 agosto insieme ad altri martiri, San Giulio vissuto in Galles e martirizzato (e ricordato) con Sant’Aronne al 22 giugno, sotto l’impero di Diocleziano (284-305). Nulla ci può indicare chi tra questi fosse il “nostro” San Giulio.

 

10 agosto San Lorenzo

 

La storia del diacono Lorenzo, uno dei martiri più conosciuti nella cristianità, è notissima: nato a Osca (Huesca), città della Spagna, nella prima metà del III secolo e venuto a Roma, si distinse per la sua pietà, carità verso i poveri e l’integrità di costumi. Grazie alle sue doti, papa Sisto II lo nominò Diacono della Chiesa, e poi capo del collegio dei sette diaconi romani. Doveva sovrintendere all’amministrazione dei beni, accettare le offerte e custodirle, provvedere ai bisognosi, agli orfani e alle vedove. Catturato dai soldati dell’Imperatore Valeriano il 6 agosto del 258 nelle catacombe di San Callisto assieme al papa ed altri diaconi, Lorenzo fu risparmiato per convincerlo a consegnare i “tesori della Chiesa”. Si narra che all’Imperatore Valeriano, che gli imponeva questa consegna, il diacono abbia portato davanti numerosi poveri ed ammalati ed abbia detto: “Ecco i tesori della Chiesa”.

Curioso il sovrapporsi delle motivazioni per cui a Miglianico si festeggia questa memoria, oggi persa perché la festa in località Caramanico è stata traslata al secondo fine-settimana del mese di agosto, ma fino agli anni Novanta del XX secolo era fissata al 10 agosto. In realtà, come testimonia don Lelio D’Angelo, parroco di Miglianico, nella sua relazione della visita pastorale del 1902, in origine la festa di agosto era dedicata a San Rocco, di cui nel documento si ricorda prima la data della terza domenica di aprile e poi quella tradizionale di agosto. Già nella relazione della visita pastorale del 1920 però non vi è più traccia di questa festa estiva dedicata a San Rocco, ma neppure dell’istituzione di quella a San Lorenzo; lo stesso silenzio si ha nelle relazioni del 1926 e del 1932. Una festa d’agosto dedicata a San Lorenzo compare però nella relazione alla visita pastorale del 1958, quindi verosimilmente fu il frutto del recupero, nell’immediato Dopoguerra, di una tradizione di cui non si conosceva più l’origine. Nonostante la formale dedica a San Lorenzo, la festa di agosto è sempre stata un’appendice alle feste patronali di luglio, con la visita alla cosiddetta “Fornace di Caramanico” dove sarebbe stato nascosto il simulacro di San Pantaleone durante una invasione saracena. La tradizione di compiere una processione con la statua di San Pantaleone dal paese fino alla fornace era attestata fino agli anni Settanta del XX secolo e si svolgeva ogni 25 anni, poi portati a cinque da don Vincenzo Pizzica quando nel 2003 si riprese la tradizione.

 

Ultima domenica di ottobre. Venuta di San Pantaleone

 

Se c’è una festa autenticamente e pienamente “miglianichese”, questa è quella della “Venuta di San Pantaleone”: una ricorrenza che non è presente in alcun altro paese devoto al nostro santo patrono, un culto che non richiama alcuna altra memoria liturgica. Questo perché essa è legata ad un evento solo miglianichese, avvolto nelle brume di un passato supportato da pochi documenti, appesantito poi dalle leggende popolari che non mancano mai in materia di sacro. Come dice il nome stesso, “Venuta”, in realtà una italianizzazione di un concetto dialettale molto più ampio rispetto al corrispondente italiano, richiama il momento in cui San Pantaleone, o meglio la sua statua, quel simulacro nascosto secondo la tradizione nella “fornace di Caramanico” per sottrarla dalle scorrerie dei Saraceni, è stata per la prima volta portata dalla pianura sul colle, in quella che allora era la chiesa annessa al palazzo baronale di Miglianico. Non è facile stabilire il tempo in cui si colloca storicamente tale avvenimento. È certo che la presenza di San Pantaleone in una chiesetta in contrada Piane è attestata per la prima volta nel 1324, in un catalogo dei possedimenti del monastero di San Tommaso de “Paterno”, che può identificarsi con l’odierna località Caramanico, ma sicuramente non è questo il periodo in cui si è realizzata la “Venuta”, che dai racconti popolari viene collegata (giustamente) ad una scorreria di Saraceni, per timore della quale i buoni monaci Basiliani (cioè devoti a San Basilio, quindi di formazione orientale, dove il culto di San Pantaleone è molto forte) nascosero la statua del santo. Dopo il 1324, sono solo due le invasioni saracene attestate lungo la costa adriatica: la prima è del 1492, con l’attacco a Francavilla al Mare, ma senza alcun documento che attesta la penetrazione dei Turchi verso l’interno; la seconda è la “grande scorreria” dell’estate del 1566, con a capo Pialì Pascià, che in primo luogo ridusse in macerie la chiesa di Santa Maria Maggiore a Francavilla (testimoniata per iscritto dalla visita pastorale del 1568) e poi si diresse verso l’interno risalendo il corso del fiume Foro e terrorizzando le popolazioni della pianura. Tra l’altro sono databili al 1566 sia la tradizione della “battaglia dei turchi con i cristiani”che celebra la resistenza di Tollo contro le truppe di Pialì Pascià, sia quella del “miracolo di Santa Margherita” a Villamagna, che ricorda come il paese venne risparmiato dai Saraceni. Nel fissare quale delle due invasioni occorra considerare come quella più plausibile per il racconto della “Venuta”, sarebbe facile indicare la data del 1566, proprio per l’ampia documentazione che testimonia il passaggio dei Saraceni dal mare Adriatico verso l’interno. Tuttavia, se consideriamo la leggenda popolare che cita Santa Margherita, patrona di Villamagna, come “sorella” di San Pantaleone, patrono di Miglianico, non possiamo che pensare che il nostro santo fosse già il protettore della nostra cittadina prima del 1566, quando già Santa Margherita era attestata come protettrice di Villamagna. Quindi si può sostenere come ipotesi (e tale era quella che aveva sempre indicato il don Vincenzo Pizzica, senza il supporto dei documenti) che i monaci Basiliani, temendo che l’invasione del 1492, che aveva portato alla profanazione delle chiese di Francavilla, si allargasse fino alle vicine Piane, abbiano preventivamente nascosto la statua di San Pantaleone nella fornace di Caramanico, pensando di recuperarla in un secondo tempo, quando il pericolo turco si fosse allontanato. Evidentemente, nonostante il rapido ritiro delle truppe saracene in quell’estate del 1492, il pericolo era ancora incombente (in effetti, solo con la vittoriosa battaglia di Lepanto del 1572 le scorrerie turche sulle coste adriatiche cessarono definitivamente): per questo i monaci decisero di riparare il prezioso simulacro del nostro santo nella chiesa sul colle di Miglianico, che era annessa al castello baronale (citata come chiesa di Sant’Angelo già nelle “Rationes” stese tra il 1324 e il 1325). Qui si innesta la leggenda popolare, secondo cui il curato dell’epoca non si preoccupò di assegnare un posto d’onore alla statua, anzi, essa fu relegata nella sacrestia della cappella, ma per tre giorni consecutivi il simulacro fu ritrovato al centro della chiesa con lo sguardo rivolto verso la contrada Piane (così come oggi quando San Pantaleone è chiuso nella sua “nicchia”), segno che il santo voleva essere onorato come meritava: una storiella che spiega forse come in breve tempo il culto di San Pantaleone soppiantò quello di San Giulio come protettore di Miglianico. La “Venuta”, collocabile probabilmente alla fine di ottobre del 1492, segna dunque il ricordo dell’installazione di San Pantaleone come principale protettore della nostra cittadina e per questo la festa che si perpetua da secoli è quella più genuinamente “miglianichese”.

 

San Rocco (terza domenica di aprile o, se questa coincide con la Pasqua, la quarta)

 

Nonostante la grande popolarità di San Rocco, le notizie sulla sua vita sono molto frammentarie: nato a Montpellier fra il 1345 e il 1350 da due genitori di esemplari virtù cristiane, ricchi e benestanti ma dediti ad opere di carità, vendette tutti i suoi beni alla loro morte e si affiliò al Terz’ordine francescano. Indossato l’abito del pellegrino, fece voto di recarsi a Roma a pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Non è possibile ricostruire il percorso prescelto per arrivare dalla Francia in Italia: certo è che nel luglio 1367 era ad Acquapendente (VT), dove ignorando i consigli della gente in fuga per la peste, Rocco chiese di prestare servizio nel locale ospedale mettendosi al servizio di tutti. L’arrivo a Roma è databile fra il 1367 e l’inizio del 1368: qui si reca all’ospedale del Santo Spirito, dove guarisce un cardinale, liberato dalla peste dopo aver tracciato sulla sua fronte il segno di croce. Fu proprio questo principe della Chiesa a presentare San Rocco al Papa. La partenza da Roma avvenne tra il 1370 ed il 1371. Nel luglio 1371 è a Piacenza presso l’ospedale di Nostra Signora di Betlemme. Qui proseguì la sua opera di conforto e di assistenza ai malati, finché scoprì di essere stato colpito dalla peste. Di sua iniziativa, o forse scacciato dalla gente, si allontana dalla città e si rifugia in un bosco vicino Sarmato, in una capanna vicino al fiume Trebbia. Qui un cane lo trova e lo salva dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane, finché il suo ricco padrone seguendolo scopre il rifugio del santo. Sulla via del ritorno a casa, Rocco viene implicato nelle complicate vicende politiche del tempo: arrestato come persona sospetta e condotto a Voghera davanti al governatore, viene gettato in prigione per cinque anni. Il 16 agosto di un anno compreso tra il 1376 ed il 1379 muore in carcere.

A Miglianico, come in centinaia di borghi e città sparse per tutta la Penisola, il culto di San Rocco venne presto assunto per la sua caratteristica di essere protettore degli appestati, una piaga che più volte si ripropose in tutta Italia, in particolare nel XVII secolo. Poiché gli ammalati di peste venivano allontanati dal centro cittadino e di solito concentrati in luoghi al di fuori delle mura, quivi si erigevano cappelle e chiese in onore di San Rocco, per difendere i cittadini dal morbo che infuriava. Per questo, la chiesetta che venne intitolata al santo a Miglianico si trovava dove oggi c’è la salita che porta alla nuova chiesa parrocchiale, in quello che si chiama ancora “Borgo San Rocco”, che tra il XVIII e il XIX secolo, quando fu costruito l’edificio sacro, costituiva l’inizio del paese. La scritta che sovrastava la facciata della chiesa, demolita negli anni Ottanta del XX secolo per far posto alla nuova costruzione ideata dal parroco don Vincenzo Pizzica, rivela il motivo della sua erezione: Beato Rocho pestem fugandi (“A San Rocco, che mette in fuga la peste”). Probabilmente, il motivo per cui a Miglianico si celebra la festa di San Rocco alla terza domenica di aprile (o, se quest’ultima coincide con la Pasqua, la quarta) è in ricordo della dedicazione della chiesa che coincideva con la rinomata “Fiera di Primavera” che si svolgeva in paese (al pari della “Fiera d’Estate”, nei giorni di San Pantaleone, e la “Fiera d’Autunno”, per la festa della “Venuta”).

 

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