Il cuore non va a dormire: l’ultimo, splendido romanzo, di Enrico Galiano

C’è un rituale che si ripete, ormai: prendo in mano un libro di Enrico Galiano e le settimane si accorciano. Era già successo con “Una vita non basta”, comprato d’impulso alla Fiera del Libro di Torino e divorato in pochi giorni. Ed è successo di nuovo con “Il cuore non va a dormire”: 442 pagine finite in meno di una settimana, e solo perché nel frattempo la vita reale continuava a reclamare la sua parte di giornata.
Non è un caso, credo. Galiano ha questa capacità rara di scrivere storie che si leggono con la leggerezza di chi sta solo passando il tempo, ma che in realtà stanno lavorando da qualche parte più in profondità, senza che te ne accorga subito.

La storia si muove su due binari paralleli, quello di Sasha e quello di Alessandra, due percorsi che sai, anzi intuisci fin dalle prime pagine, dovranno incontrarsi, senza sapere ancora come né quando. Ed è proprio in questo “come” che il libro dà il meglio di sé: a metà del percorso il colpo di scena comincia a farsi intuire, i pezzi iniziano lentamente a combaciare, e quella sensazione di “ho capito dove si va a parare” invece di deludere, accompagna, come quando riconosci una canzone dalle prime note e continui ad ascoltarla lo stesso, con lo stesso piacere.
Il finale, va detto onestamente, è quello che ci si aspetta: un happy ending che mette d’accordo tutti, che chiude ogni cerchio aperto. Forse un po’ prevedibile, sì. Ma non è lì che sta il valore di questo romanzo.
Il vero cuore del libro sono le riflessioni che punteggiano il cammino di Sasha e Alessandra. Pagine in cui la narrazione si ferma un istante, e improvvisamente non stai più solo leggendo una storia: stai pensando alla tua. Sono quei passaggi che ti costringono a chiudere il libro un secondo, guardare altrove, e restare lì, sospesi, prima di poter continuare. Piccole pause di meditazione necessarie, quasi imposte dal testo stesso, che è raro trovare con questa naturalezza.
È questo, per me, il segreto di Galiano: scrivere storie che scorrono facili ma che lasciano addosso qualcosa che facile non è. Un libro che si legge in fretta e che però, dentro, chiede di essere digerito con calma.

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