“…che Dio perdona a tutti”: il film eguaglia il libro (e non era semplice!)

Avevo già letto ed amato il libro, nel 2022, ma devo dire che – cosa rara – il film, visto oggi, quasi lo supera (e certamente il finale è modificato, ma penso che sia una evidente evoluzione della riflessione dell’autore/regista sui fatti narrati, oltre che ad un’esigenza cinematografica legata al botteghino): “… che Dio perdona a tutti” di Pif mantiene tutto il suo corredo di domande e di provocazioni circa il cristianesimo e soprattutto sui cristiani “all’acqua di rose” che professano il Vangelo senza viverlo. Cosa succederebbe se qualcuno, che finora era rimasto indifferente, se non addirittura ateo, si mettesse in testa di seguire alla lettera ciò che è insegnato da Gesù?
Pensiamoci: “Non dire falsa testimonianza” (mai, neppure per le esigenze lavorative! Neanche nella partita più importante del torneo di calcetto… lasciamo perdere poi nel caso di Bastoni…); “non desiderare la donna d’altri” (se poi hai un capo che tradisce la moglie, che è tua amica, cosa fai?); “non commettere atti impuri” (anche quando convivi con la donna che ami e che si professa cristiana, e per la quale tu stai cambiando completamente, ma che non accetta di rimanerne… senza).
Insomma, il grande schermo dà profondità e verità maggiore al personaggio di Arturo, ma la vera novità, rispetto al libro, è l’inserimento del personaggio del papa, anzi no, precisamente di papa Francesco (che Pif ha incontrato mentre scriveva il suo libro e con il quale ha discusso di alcuni aspetti della trama), che conduce il protagonista non solo ad essere “coerente” (e fin qua nulla di nuovo rispetto al libro), ma anche a essere “umano”, ricordandogli che Gesù non pretendeva la perfezione, che invece è una ricerca spesso di una personale condotta irreprensibile che nulla ha a che fare con la carità.
Il contesto vivo e reale di Palermo (oltre agli splendidi dolci siciliani che ho imparato a conoscere, amare e provare più di una ventina di anni fa…) con le sue bellezze e le sue contraddizioni rende il film molto verosimile. Si riflette, certo, ma si ride anche, di gusto e a volte amaramente, nello stile di Pif.
Dopo l’esperimento di Capodanno del film nel primo pomeriggio in sala semivuota, anche questo di Pasqua ha meritato il biglietto e i chilometri! Pellicola consigliatissima, se amate il genere (e non c’è bisogno di leggere il libro prima!).

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