I “ribatti”: la madeleine della mia infanzia
Novembre – fino al 2018 – era sempre stato il mese in cui almeno un paio di sere tutta la famiglia si riuniva a casa di nonna Graziella che metteva in azione la sua storica “ferzora” per realizzare decine di “ribatti” (nome tutto miglianichese per le “rivotiche”) che noi nipoti mangiavamo appena uscite dalla padella, scottandoci le falangi, senza neppure aspettare che la mamma le farcisse con mortadella o prosciutto crudo o salame (a volte anche il formaggio). Le sere di “Novello e Castagne” riportano in primo piano questo semplice ed umile piatto tradizionale che è semplicissimo da preparare ma che ha perso un po’ della sua magia da quando la nonna non c’è più e non ci si riunisce attorno alla sua tavola della cucina annusando il profumo dell’olio che sfrigola (meglio, all’abruzzese, “sfruguglia”) e ammirando le sue acrobazie con la padella per rivoltare (da cui “ribatti” / “rivotiche”) le frittelle. Però almeno un piattino di ribatti con i salumi tagliati al coltello stasera è la mia “madeleine” di proustiana memoria…