“L’amore tra le righe” di Rebecca Fierro: un libro che non solo si legge, ma si vive anche

Ho scoperto Rebecca Fierro sui social prima ancora che come autrice. I suoi interventi mi avevano colpito da subito per l’intelligenza e la profondità con cui riesce a parlare dei rapporti interpersonali, l’amore soprattutto, con una visione che non è mai la solita, mai scontata, mai già sentita altrove. Così, quando ho saputo che aveva scritto un libro che prometteva di raccontare l’amore attraverso la letteratura, non ho resistito: l’ho comprato con l’aspettativa di ritrovare in pagine più lunghe quella stessa voce che seguivo con piacere online.
E devo dire: la promessa è stata mantenuta, capitolo dopo capitolo.

“L’amore tra le righe” è un libro denso di riflessioni. Alcune sono quasi evidenti, verità che in fondo conosciamo già ma che fa bene sentirsi ripetere. Altre invece sono “pensose”, di quelle che ti fermano a metà pagina e ti costringono a guardarti dentro, a chiederti dove ti trovi tu, in quella frase. Rebecca non si risparmia: racconta pezzi delle sue storie personali con una sincerità che non è mai gratuita, mai cercata per stupire, ma sempre funzionale al discorso. Ed è proprio questo elemento, il non lesinare dettagli della propria vita, che mi ha fatto sentire ancora più vicina a lei come lettrice, perché anch’io tendo a raccontarmi senza troppi filtri, e ritrovare questa stessa apertura in chi scrive crea una complicità che va oltre le pagine.
Il libro intreccia continuamente il vissuto dell’autrice con quello dei personaggi letterari, costruendo, pagina dopo pagina, una vera e propria tela di esperienze. Ed è su questa tela che il lettore è invitato a confrontare la propria trama, il proprio ordito: le proprie storie, le proprie assenze, i propri errori e le proprie scoperte. Non è un esercizio consolatorio, né un modo per sentirsi “capiti” a buon mercato: è piuttosto uno specchio che restituisce domande, non risposte facili.
E qui arriva, secondo me, il pregio più grande del libro: il tono non è mai saccente, mai profetico. Rebecca non scrive per insegnarti come si ama, non si mette mai in cattedra. Anzi, la conclusione del libro fa esattamente il contrario: ti restituisce alla tua vita, ai tuoi vissuti, senza la pretesa di misurarli con quanto raccontato tra quelle pagine. È come se, dopo aver condiviso tutto questo materiale (letterario e personale) l’autrice ti dicesse: “ora vai, vivi le tue esperienze sul campo, senza cercare conferme qui dentro”. Un atto di grande onestà intellettuale, che raramente si trova in libri di questo genere.
Non mi capita spesso, con un libro, di sottolineare così tanti passaggi. Di condividerne alcuni nelle storie social perché mi sembravano troppo significativi per restare solo miei. Di tornare con la memoria a vecchie storie personali, rileggendole con occhi diversi alla luce di quello che stavo leggendo. Questo libro l’ha fatto, e in modo continuo, capitolo dopo capitolo, non è stata un’illuminazione isolata ma un accompagnamento costante lungo tutta la lettura.
C’è poi un valore aggiunto che non mi aspettavo: attraverso le pagine ho scoperto autori, titoli e storie letterarie che non conoscevo. Per chi ama la letteratura, questo libro è anche una piccola mappa di scoperte possibili, oltre che un percorso di riflessione sull’amore.
Per tutti questi motivi lo consiglio davvero con convinzione, a ogni età, perché le riflessioni che propone non hanno una scadenza anagrafica, e in particolare a chi ama leggere, perché tra le righe di “L’amore tra le righe” si nascondono altre storie, altri libri, altre porte da aprire.
Un libro che si legge, ma soprattutto si vive.

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