La pace come missione delle ACLI: inaugurato l’ulivo della pace ad Ortona
Signor Sindaco Angelo Di Nardo, benvenuto e grazie per essere qui con noi.
Caro Mimmo D’Alessio, la tua presenza dalla Direzione Nazionale delle ACLI ci onora e ci ricorda che quello che facciamo qui, ad Ortona, ha un respiro più grande, nazionale.
Dirigenti scolastici, insegnanti, gentili genitori.
E soprattutto: ragazze e ragazzi delle scuole «Serao», «Tosti» e «San Tommaso».
Siete voi i protagonisti di questa mattina. Siete voi il motivo per cui siamo qui.
Permettetemi di tornare indietro di qualche mese, all’ottobre del 2025.
Le ACLI Provinciali di Chieti decisero di mettersi in cammino, letteralmente. Partimmo da Ortona, questa città che porta nel suo nome e nella sua storia il peso e la gloria di vicende enormi, e attraversammo la Costa dei Trabocchi, toccando comunità diverse, portando con noi un messaggio semplice ma profondo: la pace non è uno stato che si raggiunge una volta per tutte, è un percorso. Un percorso da fare insieme, giorno dopo giorno.
In ogni comunità che incontrammo, lasciammo un segno concreto: un ulivo.
L’ulivo non è una pianta qualunque. È uno degli alberi più antichi del Mediterraneo, carico di significati che attraversano culture e secoli. È il simbolo della pace per eccellenza — lo era già nella Grecia antica, lo è nella tradizione biblica, lo è ancora oggi nel linguaggio universale dei popoli. Un ulivo cresce lentamente, fatica, resiste alla siccità e al vento. Ma poi rimane. Per decenni, per secoli. È un albero che parla alle generazioni future.
Quando piantiamo un ulivo, stiamo dicendo: ci prendiamo cura di chi verrà dopo di noi.
Insieme alla camminata, avemmo un’idea: e se chiedessimo ai ragazzi di Ortona come loro immaginano la pace?
Non volevamo una risposta astratta, un tema scritto, una lezione imparata a memoria. Volevamo che ci mostrassero la pace attraverso i loro occhi, attraverso le loro mani. Attraverso il disegno.
Così nacque il concorso che oggi celebriamo.
Devo essere onesto con voi: non sapevamo esattamente cosa aspettarci. Quando si lavora con i giovani, ci si deve sempre preparare a essere sorpresi. E sorpresi lo siamo stati, davvero.
Avete disegnato colombe e bandiere, certo. Ma avete disegnato anche mani che si stringono, bambini di paesi diversi che giocano insieme, alberi — molti alberi. Avete disegnato famiglie, case, giardini. Avete disegnato il mare, che non divide ma unisce. Qualcuno ha disegnato la propria classe, i propri compagni, come a dire: la pace comincia qui, con chi mi siede accanto ogni giorno.
In quei disegni c’era qualcosa che nessun adulto avrebbe saputo spiegare meglio: la pace non è assenza di guerra. La pace è pienezza di vita.
Oggi siamo qui per chiudere — e allo stesso tempo per aprire — questo percorso.
Chiudiamo la parte formale del progetto: consegniamo gli attestati di partecipazione, riconosciamo il lavoro che avete fatto, vi diciamo grazie e bravi, perché ve lo meritate.
Ma soprattutto, oggi apponiamo una targa sull’ulivo che abbiamo piantato insieme in questa città.
Una targa può sembrare una cosa piccola. Un pezzo di metallo con delle parole incise. Ma io vi chiedo di pensarci un momento: cosa significa lasciare un segno permanente in uno spazio pubblico?
Significa che ciò che avete fatto non appartiene solo a voi, non appartiene solo alle vostre famiglie o alla vostra scuola. Appartiene a tutta la città. Chiunque passerà accanto a quell’ulivo, oggi, tra dieci anni, tra cinquant’anni, vedrà quella targa e saprà che qui, in questo momento, dei ragazzi delle medie si sono fermati a riflettere sulla pace. E che la loro riflessione era abbastanza importante da essere ricordata.
Questa è una responsabilità. Ma è anche un privilegio.
Voglio parlarvi direttamente, ora. Lasciate che gli adulti stiano un momento in silenzio.
Voi vivete in un mondo complicato. Lo sapete già, anche se siete giovani. Vedete le notizie, sentite i discorsi dei grandi, percepite le tensioni. A volte forse vi sembra che la pace sia qualcosa di molto lontano, qualcosa che dipende da decisioni prese da potenti in luoghi lontani, su cui voi non avete nessun controllo.
Io voglio dirvi il contrario.
La pace, quella vera, quella duratura, comincia esattamente dove siete voi. Comincia nel modo in cui trattate un compagno che è diverso da voi. Nel modo in cui rispondete quando qualcuno vi fa un torto: con la rabbia o con il dialogo? Comincia nel rispetto che mostrate verso chi non la pensa come voi, verso chi viene da un altro paese, verso chi ha meno di voi.
La pace è una scelta che si fa tutti i giorni, in piccolo. E ogni piccola scelta si accumula. Come un ulivo, che cresce un centimetro alla volta, ma alla fine diventa un albero maestoso.
Voi avete già dimostrato, con i vostri disegni, che capite queste cose. Forse meglio di molti adulti.
Le ACLI sono nate nel 1945, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nacquero proprio da una ferita aperta, da un mondo che doveva ricominciare a costruire. In oltre ottant’anni di storia, abbiamo imparato che la pace e il lavoro, la dignità delle persone e la giustizia sociale, non sono obiettivi separati: sono facce della stessa medaglia.
Quando organizziamo un «Percorso della Pace» non lo facciamo per celebrazione fine a sé stessa. Lo facciamo perché crediamo che educare alla pace sia uno dei compiti più seri e urgenti della nostra società. E crediamo che questo compito non possa essere delegato solo alle istituzioni o ai governi: deve partire dalle comunità, dalle associazioni, dalle scuole. Da ciascuno di noi.
Ortona, in questo senso, è un luogo simbolico. Chi conosce la storia sa cosa questa città ha vissuto nell’inverno del 1943. Sa il prezzo che è stato pagato, in vite umane e in dolore, perché qualcosa di sbagliato finisse. Tornare qui, piantare un ulivo qui, ricordare qui, non è un gesto casuale. È un gesto preciso.
Tra poco apporremo questa targa sull’ulivo della pace.
Vi chiedo di guardarlo bene, quell’albero. Di toccarne la corteccia, se potete. Di ricordare questo momento.
Quando tornerete qui tra qualche anno — e tornerete, perché Ortona è la vostra città — quell’ulivo sarà più grande. Più robusto. E quella targa sarà ancora lì a raccontare la storia di questa mattina.
Io spero che quando la rileggerete, siate fieri di aver fatto parte di questo percorso. Spero che portiate con voi, nella vita che vi aspetta, la consapevolezza che la pace è possibile. Che vale la pena costruirla. E che qualcuno, una volta, vi ha creduto abbastanza da chiedervelo.
Grazie a voi, ragazze e ragazzi.
Grazie agli insegnanti che vi hanno guidato.
Grazie alle famiglie, al Sindaco, a Mimmo D’Alessio e a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto.
Il Percorso della Pace non finisce oggi. Continua. Con voi.