Il mio ricordo di Margherita Anzellotti al Premio PoetaMi

A chiudere la serata del Premio PoetaMi – Miglianico Borgo in poesia, anche quest’anno ho avuto l’onore di introdurre il premio dedicato a Margherita Anzellotti, che è riservato al miglior poeta abruzzese della rassegna. Con gioia ho potuto ricordare anche quest’anno una delle figure più importanti della nostra Miglianico:
Margherita Anzellotti era una donna di Miglianico. E questa frase, detta così, è già tutto. Perché essere di Miglianico non significava solo abitarci, pagare le tasse, passare la vita tra queste strade. Significava portare il paese dentro di sé, nella memoria, nella voce, nelle parole di ogni giorno.
Margherita ha attraversato più di novant’anni di storia di questo borgo. Ha visto Miglianico cambiare, crescere, trasformarsi. Ha attraversato le stagioni difficili e quelle liete, le feste di piazza e i lutti, il lavoro dei campi e il lento arrivo della modernità. E in tutto questo tempo, ha fatto una cosa straordinaria: ha ascoltato. Ha ascoltato le voci degli anziani, ha raccolto i modi di dire che si tramandavano nelle case, ha custodito la lingua del borgo come si custodisce qualcosa di fragile e prezioso.
Tutto in due libri. Due libri che sono molto più che libri: sono archivi dell’anima miglianichese. Un lavoro sui modi di dire, quell’universo sapienziale che ogni dialetto porta con sé: il modo in cui una comunità ha imparato, nei secoli, a descrivere il mondo, a giudicare, a consolare, a ridere, a mettere in guardia. E poi un lavoro sulla lingua miglianichese, sulla sua grammatica implicita, sulla sua musica, sul suo vocabolario unico e irripetibile.
Margherita Anzellotti non era una linguista di professione. Era qualcosa di più raro: era una custode. Una di quelle persone che in ogni comunità, se si è fortunati, si trovano — persone che sentono il dovere morale di non lasciar morire ciò che è stato vissuto, ciò che è stato detto, ciò che ha dato forma alla vita di un intero paese.
E il paese l’ha amata. Non c’è altra parola. Margherita è stata nel cuore di Miglianico, in ogni fase della sua vita, in ogni sua iniziativa. La si vedeva alle feste, la si cercava per sapere come si diceva una cosa in dialetto, la si ascoltava quando raccontava. Aveva quel dono raro di sapere stare tra la gente di ogni età, di fare da ponte tra il passato e il presente, tra i vecchi e i giovani.
È mancata superando i novant’anni, lasciando dietro di sé quei due libri preziosi, e lasciando nel cuore di chi la conosceva qualcosa di indimenticabile.
Questo premio porta il suo nome. E lo porta con merito.
La poesia, quando è vera, nasce da un territorio. Nasce da una lingua specifica, da un paesaggio specifico, da un sistema di riferimenti che appartengono a una comunità. La grande poesia universale passa spesso per il particolare: per un borgo abruzzese, per una collina, per un modo di pronunciare una parola che altrove non ha lo stesso suono, lo stesso peso.
Margherita lo sapeva. Per questo ha dedicato una vita a raccogliere e preservare quella lingua particolare, quei modi di dire radicati in un territorio. Perché sapeva che senza memoria linguistica, senza radici verbali, si perde qualcosa di fondamentale: si perde la capacità di raccontare da dove si viene, di capire chi si è.
Questo premio vuole onorare quella stessa tensione nella poesia. Vuole riconoscere i poeti che vengono da questo territorio e che portano nella propria scrittura quella radice, quella particolarità, quella voce inconfondibile.

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