“Comprami – La mia ragazza è su Only Fans”: riflessioni da un podcast (e un libro)
Ho appena chiuso l’ultima pagina di «Comprami – La mia ragazza è su OnlyFans», un libro di Daniele Vaschi e Andrea Franceschi: dopo aver seguito con estremo interesse l’omonimo podcast di Radio 24, sentivo il bisogno di questa rilettura “espansa”. Non è solo una trascrizione: è un’immersione profonda in un fenomeno che tutti citiamo, spesso a sproposito, ma di cui pochi conoscono davvero i contorni sistemici.
Come insegnante ed educatore, sentivo il dovere morale di capire. Perché OnlyFans non è “solo” pornografia digitale; è un ecosistema economico e relazionale che sta riscrivendo le regole del gioco per le nuove generazioni.
La cosa che più colpisce, sia dall’ascolto sia dalla lettura, è la quotidianità. Non parliamo di mondi lontani o realtà emarginate. Parliamo di studenti, vicini di casa, persone che incontriamo al supermercato. Il libro svela un “sommerso” che è diventato mainstream, dove la mercificazione del sé è diventata una strategia di marketing accettata, quasi banale. L’economia che ruota attorno a queste piattaforme genera ricavi spaventosi, ed è proprio questo il “canto delle sirene” che attira i giovanissimi. In un mondo dove il successo è misurato in “engagement” e fatturato, la prospettiva di monetizzare la propria immagine sembra la scorciatoia perfetta.
Ma a che prezzo? Il libro mette a nudo la fragilità di questo modello: 1) la dipendenza dall’algoritmo; 2) la perdita del confine tra vita privata e pubblica; 3) la trasformazione delle relazioni in transazioni economiche.
Tutti siamo d’accordo, in teoria, nel dire che il denaro non è l’unico valore. Ma come educatori, dobbiamo scontrarci con una realtà che ai nostri ragazzi urla il contrario ogni giorno. Se un giovane vede che un mese di contenuti online può fruttare quanto un anno di lavoro precario o di studi intensi, la nostra “lezione etica” vacilla. Il libro evidenzia proprio questo scollamento: la tenuta dei valori alla prova dei fatti. Non basta dire “non si fa”; bisogna ricostruire un senso del sé che non passi necessariamente attraverso il mercato.
Esco da questa lettura con una sensazione di profondo disorientamento, la stessa che esprime l’autore nelle battute finali:
“Ho iniziato per trovare risposte, mi sono rimaste ancora più domande”.
Quale sarà l’impatto psicologico a lungo termine su chi cresce in questa “economia dell’attenzione”? Come cambierà il modo di concepire l’intimità? E soprattutto, come possiamo noi, come comunità educante, fornire gli strumenti critici per navigare questo mare senza annegarci?
Leggere (e ascoltare) “Comprami” è stato un atto di consapevolezza necessario. Non per giudicare, ma per non restare analfabeti di fronte a una realtà che sta già bussando alle porte delle nostre aule.