Un libro da distribuire davanti a tutte le scuole: L’elogio dell’ignoranza e dell’errore di Gianrico Carofiglio

Ho appena finito di leggere “Elogio dell’ignoranza e dell’errore” di Gianrico Carofiglio e non riesco a smettere di pensare che questo libro dovrebbe essere distribuito all’ingresso di ogni scuola.
È un piccolo manifesto necessario contro la “malattia della performance” che dagli adulti sta arrivando a contagiare i nostri ragazzi. Viviamo in un mondo che esige risposte pronte, certezze granitiche e voti impeccabili. Ma Carofiglio ci ricorda che l’intelligenza vera abita altrove: abita nella capacità di dire “non lo so”, nel coraggio di dubitare e, soprattutto, nella dignità dell’errore.

Un libro non solo per gli studenti, ma forse soprattutto per i genitori, spesso i primi a proiettare l’ansia del risultato sui figli, dimenticando che il pensiero critico nasce solo dove c’è spazio per sbagliare senza essere giudicati.
Riscoprire la “buona ignoranza” significa smettere di voler avere sempre ragione e iniziare a fare le domande giuste. Perché chi non sbaglia mai, di solito, è solo qualcuno che non sta provando a imparare nulla di nuovo.
In fondo, come suggerisce Carofiglio nelle ultime righe del libro, dobbiamo cambiare prospettiva:
«Gli errori ci rendono amabili con noi stessi. Accettare l’idea che sbagliare non è una catastrofe, ma un passaggio fondamentale dell’evoluzione. Una forma di armistizio con noi stessi. Un modo per diventare persone migliori».

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