“Contro la letteratura” di Davide Rondoni: un contributo al ripensamento dello studio a scuola
Il primo libro letto del 2026 l’avevo in lista da un po’ e mi incuriosiva sia per l’argomento sia per l’autore, che ho avuto la fortuna di conoscere direttamente grazie a Premio PoetaMi – Miglianico Borgo in poesia. Il suo “Contro la letteratura” lancia una provocazione forte e necessaria, scagliandosi non contro i libri in sé, ma contro il modo in cui la letteratura viene “imbalsamata” e “somministrata” a scuola.
Davide Rondoni sostiene che la scuola e l’accademia abbiano trasformato la letteratura in un “cadavere” da sezionare per l’eccesso di tecnicismo, per l’impostazione storica che si dà alla letteratura e per la sensazione di distacco che si percepisce tra i testi e la vita reale; per questo propone di tornare a considerare il testo letterario come un “avvenimento”: un libro dovrebbe “urtare” il lettore, interrogarlo, aprirgli nuove visioni sulla propria vita; rimettere al centro l’ascolto del testo (magari letto ad alta voce) e l’emozione che ne scaturisce, prima della spiegazione tecnica.
L’autore ha certamente ragione quando denuncia il rischio di “annoiare a morte” gli studenti con analisi strutturali pesantissime, ancor più se penso ai miei alunni di scuola media: se inizio spiegando cos’è una sineddoche prima ancora di aver fatto sentire la potenza di un verso, ho perso in partenza. Sono quindi d’accordo sul fatto che l’emozione debba precedere la spiegazione, perché, come dice Rondoni, «un testo deve prima “accadere” in classe», ma la passione, da sola, rischia di diventare soggettivismo vuoto. Insegnare la metrica o le figure retoriche non serve a “sezionare il cadavere”, ma a dare ai ragazzi gli strumenti per capire perché quel testo li ha emozionati. La tecnica è la “cassetta degli attrezzi” che permette loro di non essere lettori passivi. Il rigore non esclude l’amore: credo che la sfida non sia scegliere tra “emozione” e “studio”, ma mostrare come lo studio attento sia una forma di rispetto e di amore verso l’opera. Capire la struttura di un sonetto può farne apprezzare ancora di più la perfezione e la bellezza.