Buen Camino: un altro colpo di genio (di marketing) di Checco Zalone, ma un bel fim!
Se si cerca la commedia brillante alla Checco Zalone – che oggettivamente è l’esca che attrae migliaia di persone al cinema – allora “Buen Camino” deluderà chi paga il biglietto. Checco è sempre sé stesso, forse meno folgorante, con un ritmo comico meno sostenuto, eppure si ride su alcune battute becere che hanno reso irresistibilmente vero il suo personaggio, ma a mio parere il cuore del film è altrove e me ne sono fatto capace quando ho visto nei titoli di coda l’unica vera “zalonata” di tutto il film, a mo’ di sigla finale che ironizza alla Checco sulla prostata e sulla difficoltà degli uomini a controllarsela (che se poi tutto questo aumenterà la consapevolezza di eserciti di maschietti cinquantenni sulla salute prostatica, meglio ancora).
Me ne sono reso conto perché ho sentito forte come strideva quella comicità – che è quella che abbiamo imparato a vedere sul grande schermo con Zalone – con il significato dell’intero film, che narra di una storia volutamente controcorrente (come Tolo Tolo, del resto, anche se questa nuova pellicola è riuscita meglio) e che sbatte in faccia a tutti un messaggio quasi eretico in un mondo fatto di apparenza, di soldi facili, con i quali si pensa di poter risolvere tutto, di esagerazioni, di consumismo. Ancora una volta Checco Zalone ci ha fregati tutti: nel 2020 spinse nei cinema orde di italiani facendo credere loro di aver realizzato un film in cui dava spazio e sfogo al più becero e inconfessabile razzismo tipicamente nazional-popolare e ci ha regalato una narrazione al contrario, a tratti delicata e fiabesca; quest’anno ci promette dal trailer una pellicola tutta battute e ci dona un bell’affresco di redenzione e di possibilità di cambiare, sullo sfondo di una ricerca di spiritualità e di un rapporto padre-figlia da ricostruire, per tacere del colpo di scena finale sull’identità di Alma. Insomma, tutti elementi fuori dal mainstream, travestiti sapientemente attorno a luoghi comuni che sviano lo spettatore ma lo costringono a focalizzarsi sulla narrazione.
Se avessi letto la trama del film precedentemente e non ci fosse stato Checco Zalone probabilmente non avrei pagato il prezzo del biglietto e avrei aspettato il passaggio in tv: mi sarei perso un bel momento per concentrarmi su tante piccole cose che solo su uno schermo cinematografico si possono notare.
L’immagine è quella dell’ultimo fotogramma del film, che da solo significa tantissimo, dopo aver visto l’intera storia.