Una mail di 15 anni fa e i bilanci di fine anno…
Quindici anni fa scrivevo con l’amaro nel cuore questa mail di congedo indirizzata a tutti i colleghi giornalisti che in un anno e mezzo avevano ricevuto dal sottoscritto comunicati e resoconti dalla Provincia di Chieti. Mentre la scrivevo, credevo davvero che un gran pezzo della mia vita stesse terminando, anche perché non avevo alcuna seria prospettiva immediata (se non quella di continuare con il mio lavoro di corrispondente locale de Il Tempo, fantastico ma non sufficiente a garantirmi autonomia finanziaria).
Mi sbagliavo: mi aspettavano di lì a poco tante sorprese inattese, da un altro importante ufficio stampa, a cui non avevo minimamente pensato, anzi che in quel 31 dicembre proprio non esisteva ancora, fino al concorso insegnanti, la cui domanda avrei inoltrato, con molto poca convinzione (e nessunissima voglia), undici mesi dopo. E nel frattempo, tante mattinate libere a disposizione per frequentare quell’archivio diocesano da dove è nata in nuce l’idea del libro che sono riuscito a pubblicare nel luglio scorso.
Alla fine di ogni anno, i bilanci sono positivi o negativi, le speranze di miglioramento o di cambiamento sempre presenti, si sente forte l’illusione di un conto alla rovescia che mandi in soffitta sofferenze e scelte sbagliate, ma non si tiene conto di una verità palese: il futuro avviene giorno per giorno, per fortuna, quindi è ciò che abbiamo avanti l’occasione da non perdere, mentre ciò che ci gettiamo alle spalle, positivo o negativo, è solo momento di riflessione e di gratitudine.
Del resto è quanto San Paolo scriveva ai Filippesi (3, 12-14): «Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù». DIMENTICO del passato e PROTESO verso il futuro.
Cicerone, scrivendo all’amico Attico, lo esprimeva in maniera più concreta, con un meraviglioso gioco di parole: «Dum spiro, spero». E questa condizione di vita che ancora scorre sotto i nostri occhi è la materia del ringraziamento e della speranza. Agli angoli della (nostra) storia, ci sono pronte le occasioni da cogliere o le svolte incredibili.
Epicarmo, tra i commediografi “minori” del VI-V secolo a.C. ci ha lasciato una grande verità: «Τὰ ἀγαθὰ κόπῳ κτῶνται»: non bastano quindi le occasioni e le svolte, occorre l’impegno.
Ecco dunque quello che l’Antonello del 2010 lascia all’Antonello del 2025 (un anno comunque pieno di esperienze e di vita vissuta, a cui non rinuncerei per niente al mondo, pur nelle sue contraddizioni): futuro, speranza, impegno.
Le tre parole che consegnerò stasera nel “Te Deum” in chiesa.
Auguri a tutti, per un 2026 fatto di tante piccole e grandi cose, che saranno novità di per sé stesse, perché oggi, a quest’ora non ancora le vediamo concretamente!